Nel silenzio di una calle veneziana, sul retro di Ruzzini Palace Hotel, visibile dal Ponte de Borgoloco, una figura femminile sembra essersi fermata nel tempo. È sola. Eppure non lo è.
Tra le mani stringe uno smartphone. Attorno a lei scorrono migliaia di connessioni invisibili, notifiche, immagini, video, messaggi e frammenti di vite altrui. Una compagnia continua, incessante, apparentemente rassicurante. Una compagnia che spesso sostituisce il dialogo, il contatto umano, l’ascolto e perfino la presenza di sé stessi.
“Solitudine di ragazza, in falsa compagnia” nasce come riflessione sul rapporto contemporaneo tra individuo e tecnologia, osservando come il flusso costante di contenuti digitali sia diventato parte integrante della nostra quotidianità. Un flusso che non richiede più una scelta consapevole, ma che si presenta con la stessa frequenza del battito di ciglia: immagini, reel, notizie, opinioni e stimoli che attraversano la nostra mente prima ancora di essere elaborati.
L’opera non esprime un giudizio sulla tecnologia. Piuttosto, pone una domanda.
Quanto spazio occupano realmente questi contenuti nella nostra coscienza?
Quanto delle nostre emozioni, delle nostre paure e dei nostri desideri nasce da un’esperienza autentica e quanto invece viene influenzato da ciò che osserviamo ogni giorno attraverso uno schermo?
La figura rappresentata appare protetta da una grata in ferro che, allo stesso tempo, ricorda una prigione. Una barriera fisica che diventa metafora di una condizione psicologica sempre più diffusa: essere costantemente connessi e progressivamente più isolati.
L’elemento più enigmatico dell’opera è il volto. Assente, sostituito da una superficie riflettente e iridescente. Non esiste un’identità definita. Al suo posto compare chi osserva.
Ogni visitatore può riconoscere sé stesso in quella figura, proiettando le proprie esperienze, le proprie fragilità e il proprio rapporto con il mondo digitale.
In questo senso l’opera si completa soltanto attraverso lo sguardo di chi la incontra.
Durante una semplice passeggiata per Venezia, l’apparizione improvvisa di questa presenza silenziosa può generare una sospensione emotiva. Un istante di disorientamento, curiosità o inquietudine. Una reazione che diventa uno strumento di misura interiore.
Quanto disagio provoca questa immagine?
Quanto ci riconosciamo in essa?
La risposta potrebbe rivelare qualcosa sul nostro stato emotivo, sul livello di ansia che accompagna la nostra quotidianità o sulle paure inconsce che spesso rimangono nascoste dietro la normalità delle nostre abitudini digitali.
Forse la vera domanda non è se la ragazza sia sola.
Forse la domanda è: quanto siamo soli noi, mentre crediamo di essere in compagnia?




